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Quotidiano SIR
24 Jan 2012 |
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Un punto di riferimento per chi fa comunicazione, per tornare ad assolvere il proprio “ruolo sociale”. Il gesuita Francesco Occhetta, giornalista e scrittore de “La Civiltà Cattolica”, così interpreta il ruolo dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), di cui è consulente ecclesiastico dall’inizio del 2010. Il SIR lo ha intervistato alla vigilia del XVIII Congresso nazionale dell’associazione (Caserta, 26-29 gennaio), che avrà per tema “La credibilità dell’informazione in Italia: verso un giornalismo di servizio pubblico”.“Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione” è il tema scelto dal Papa per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Qual è il significato del silenzio per gli operatori della comunicazione?
“È il silenzio che fa nascere la parola, le dà forza e senso. La vita pubblica del Signore che inizia nel silenzio lo testimonia. Prima di parlare è necessario ascoltare e ascoltarsi. Il Papa vuole richiamare questo: nella velocità delle parole dette e ricevute, quelle che entrano nel cuore per lasciare un segno nascono da una riflessione. Va detto che c’è gente del mondo della comunicazione la cui parola è spirituale, è legata cioè a un senso. Per i comunicatori che invece parlano prima di pensare, rimane come consiglio l’antico proverbio: ‘Un buon tacer non fu mai scritto’”.
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Un punto di riferimento per chi fa comunicazione, per tornare ad assolvere il proprio “ruolo sociale”. Il gesuita Francesco Occhetta, giornalista e scrittore de “La Civiltà Cattolica”, così interpreta il ruolo dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), di cui è consulente ecclesiastico dall’inizio del 2010. Il SIR lo ha intervistato alla vigilia del XVIII Congresso nazionale dell’associazione (Caserta, 26-29 gennaio), che avrà per tema “La credibilità dell’informazione in Italia: verso un giornalismo di servizio pubblico”.










