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Quotidiano SIR
Media e minori
23 Jan 2012 |
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“Liberalizzare il settore dell’istruzione nel nostro Paese costituisce la base per favorire una concorrenza virtuosa fra le scuole, necessaria per un progressivo miglioramento della qualità della didattica e della formazione del capitale umano”. Lo ha detto Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), commentando le affermazioni del ministro Profumo all’incontro con le associazioni professionali, nell’ambito del quale ha parlato di “rifondazione dell’identità degli istituti scolastici in senso autonomistico, autonomia responsabile, cioè non solo didattica, ma anche e soprattutto gestionale e finanziaria”. L’autonomia scolastica si “fonda su una solida base giuridica sancita dall’articolo 117” della Costituzione. “Oggi – ha proseguito Colombo – si tratta di completare quanto previsto” dal decreto del presidente della Repubblica dell’8 marzo 1999 concernente l’“autonomia delle istituzioni scolastiche”, definendo “una nuova governance delle scuole legata ai soggetti della comunità scolastica (docenti, genitori e studenti) e al territorio”, per “l’esercizio di una radicale autonomia di iniziativa pedagogica e didattica, al servizio del percorso personale di ogni ragazzo”.
In termini scolastici, ha sottolineato il presidente dell’Agesc, “liberalizzare non significa privatizzare con l’intento di creare oligopoli anche nel settore della formazione” quanto “riconoscere l’autonomia dei singoli istituti scolatici”. Ma in Italia “persiste, purtroppo, un’impostazione statalista, accentratrice, monopolista dell’istruzione”, che “impedisce una concorrenza virtuosa necessaria allo sviluppo del Paese”. L’autonomia e la parità, ha aggiunto Colombo, sono “le due gambe necessarie al rinnovamento del sistema scolastico nazionale e al superamento dell’immobilismo ancora predominante”. Da una parte, “bisogna garantire la libertà di scelta della scuola da parte delle famiglie, con il finanziamento della domanda piuttosto che dell’offerta, e la stabilizzazione dei contributi agli istituti paritari”, dall’altra “operare la trasformazione delle scuole statali in istituzioni autonome del territorio con la possibilità di scegliere i docenti”. Infine, “per tutte le scuole, un sistema di valutazione” per poter “mettere effettivamente i genitori nelle condizioni di scegliere la scuola migliore per i figli”. Il presidente dell’Agesc ha ricordato, inoltre,“la forte resistenza statalistica e centralistica di rilevanti settori degli apparati ministeriali e del personale dirigente, l’autodifesa ostinata e corporativa di certe componenti sindacali” che “hanno fortemente limitato l’impatto effettivo dell’autonomia scolastica e ne compromettono la reale attuazione”. Una volta risolto “il nodo della governance necessaria alla realizzazione dell’autonomia scolastica, rimane quello del finanziamento per una vera equità. Chi sceglie le scuole paritarie non deve pagare due volte per l’istruzione, con le imposte e con le rette scolastiche. Deve - ha concluso Colombo - poter recuperare totalmente le tasse scolastiche, attraverso voucher, deduzioni o detrazioni fiscali”. |













“Liberalizzare il settore dell’istruzione nel nostro Paese costituisce la base per favorire una concorrenza virtuosa fra le scuole, necessaria per un progressivo miglioramento della qualità della didattica e della formazione del capitale umano”. Lo ha detto Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), commentando le affermazioni del ministro Profumo all’incontro con le associazioni professionali, nell’ambito del quale ha parlato di “rifondazione dell’identità degli istituti scolastici in senso autonomistico, autonomia responsabile, cioè non solo didattica, ma anche e soprattutto gestionale e finanziaria”. L’autonomia scolastica si “fonda su una solida base giuridica sancita dall’articolo 117” della Costituzione. “Oggi – ha proseguito Colombo – si tratta di completare quanto previsto” dal decreto del presidente della Repubblica dell’8 marzo 1999 concernente l’“autonomia delle istituzioni scolastiche”, definendo “una nuova governance delle scuole legata ai soggetti della comunità scolastica (docenti, genitori e studenti) e al territorio”, per “l’esercizio di una radicale autonomia di iniziativa pedagogica e didattica, al servizio del percorso personale di ogni ragazzo”.
In termini scolastici, ha sottolineato il presidente dell’Agesc, “liberalizzare non significa privatizzare con l’intento di creare oligopoli anche nel settore della formazione” quanto “riconoscere l’autonomia dei singoli istituti scolatici”. Ma in Italia “persiste, purtroppo, un’impostazione statalista, accentratrice, monopolista dell’istruzione”, che “impedisce una concorrenza virtuosa necessaria allo sviluppo del Paese”.










