 Affidarci ai nuovi media in modo esclusivo, anche come cattolici, equivale ad accettare in partenza la propria separatezza e il proprio crescente stato di minorità numerica. Dobbiamo essere consapevoli che i vecchi media svolgono e continueranno a svolgere un ruolo essenziale di semaforo, di guida, e anche di produzione di contenuti per il nuovo ambiente digitale.
Come mondo cattolico, dobbiamo contribuire con altri uomini di buona volontà all’ottenimento di questi obbiettivi. Così forse eviteremo di restare pochi e isolati nel tessuto sociale. Non ci possiamo accontentare di fare pulizia in casa nostra lasciando che l’immondizia si accumuli sul marciapiede di fronte. Occorre uscire per strada, mescolarsi alla gente, alle culture, alle religioni, cercare chi ha buone intenzioni e lavorare con lui. La nostra identità, la nostra fede, le nostre preghiere ci accompagnino in questo cammino travagliato e non vadano disperse.
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 Occorre visitare e propagandare siti promotori della pace (il sito di PeaceLink è visitato ogni giorno da 10.000 persone a fronte dei 9 milioni che guardano i TG ) e di una comunicazione responsabile, come il Copercom (www.copercom.it). Occorre coltivare valori alternativi alle logiche di potere ed essere critici nei confronti delle contraddizioni della modernità. A questo scopo anche noi abbiamo attivato un sito (www.coopfratejacopa.it) in cui è possibile, tra l’altro, accedere alla versione on line della rivista “Il Cantico”.
Occorre sostenere i siti che difendono i disagiati, che lottano contro le ingiustizie e contro tutte le mafie. Comunicare la pace significa non ridurre tutto a banalità e a stereotipi negativi; significa prendere posizione contro il rischio strisciante dello scontro di civiltache viviamo quotidianamente. Su questo tema siamo tutti chiamati a un supplemento di impegno, perché la situazione attuale è di emergenza. In un mondo in cui la maggioranza fonda la propria identità sulla costruzione di un nemico (ricordiamo il caso dei naziskin che uccisero a Verona un ragazzo perché era diverso da loro), occorre sapersi indignare di fronte a fatti efferati ingigantiti, quando non provocati, dai media.
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 Il compito del cristiano che ha a cuore la formazione e l’educazione per costruire dei cittadini attivi e sensibili, è di aggiornarsi, documentarsi e informarsi. Questi passi sono finalizzati a mantenere lo stesso ritmo dell’evoluzione sociale e culturale non per assecondarla o approvarla, piuttosto per conoscerla. Rimanere indietro o volersi arroccare su posizioni tradizionaliste equivale ad abbandonare la possibilità di dialogo e di confronto, necessaria invece sia alle vecchie sia alle nuove generazioni. Trincerarsi dietro abitudini e atteggiamenti di un’epoca e di un’educazione non più compresa dai giovani d’oggi rende difficile lo scambio di opinioni e forse anche l’apprezzamento dei valori rappresentati dagli adulti. L’impegno della nostra associazione è di condividere obiettivi educativi senza didatticismi, far capire ai giovani le necessarie e progressive attività per poter definire la personalità e la persona, ribadire i valori. Il compito del cristiano è di adoperarsi per un nuovo umanesimo in cui il valore e l’essenza della persona torni ad essere di nuovo protagonista, smantellando i falsi modelli.
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