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 Associazioni » Notizie » Si fa presto a dire "popolo" 
Mercoledì 1 Giugno 2016
MEGATREND/NEI DATI GOOGLE RELATIVI ALLA PAROLA NON MANCANO LE SORPRESE
Si fa presto a dire "popolo"   versione testuale
di Simone Sereni*







Arrivano le elezioni amministrative e i candidati sindaco in tutta Italia si giocano le loro ultime chance per convincere gli elettori: cercano di compattare un popolo, cercano il consenso. La devianza, la possibile distorsione si chiama “populismo”: popoli messi insieme solo titillando frustrazioni e rabbia mischiate con interessi di parte più o meno legittimi.

Ora, politica e popolo sono ovviamente categorie molto legate anche guardando tra le cose cercate dagli italiani in Rete nell’ultimo mese.

I dati di Google relativi alla parola “popolo” dicono che, tra gli argomenti e le “query” (le frasi o le parole che digitiamo nella finestra del motore di ricerca), vince “Piazza del Popolo”, una delle bellezze di Roma per cittadini e turisti, ma anche una delle location più tradizionali della vita politica della Capitale.

Molti hanno tentato di riempirla. Qualcuno c’è riuscito. Permettetemi a questo proposito di ricordare la data del 1° maggio 1955. Quel giorno Piazza del Popolo era piena di militanti delle Acli che festeggiavano il decennale dell’associazione e l’istituzione della festa religiosa di San Giuseppe Lavoratore. Ne è prova anche la foto che campeggia nella home page di un nuovo sito che racconta la storia dell’associazione dei lavoratori, www.ungrandecompito.it.

Sempre nell’alveo popolo-politica tra le query maggiormente digitate e di tendenza in questo mese anche “popolo della famiglia”: in vista delle elezioni amministrative è evidente che molti – cattolici e non –  cercano di capire e conoscere meglio la nuova formazione nata a Roma, al Circo Massimo, in occasione del Family Day, e aggregatasi intorno alla opposizione alla legge sulle unioni civili.

Che ci sia tensione sociale, voglia di cambiamento o solo di menare le mani, lo capisci anche dal fatto che nei dati di Google ci si imbatte nell’evergreen di Delacroix, La libertà guida il popolo, la grande tela risorgimentale sulla rivolta di Parigi del 1830 contro re Carlo X; ma c’è anche chi cerca informazioni sugli “arditi del popolo”, la formazione combattente antifascista che tentò di contrapporsi alle camicie nere all’alba degli anni ’20.  

Uscendo un momento dalla politica, si affacciano anche curiosi interessi etnologici e antropologici in chi cerca “hunza popolo”. Poi capisci che quello che attira attenzioni su questo semi-sconosciuto popolo del nord del Pakistan è la sua grande longevità.

Ma la query di grande tendenza che ha conquistato il mio interesse è stata “popolo unico”.

Confesso che non ho capito bene quale sia l’intento più generale di questo movimento un po’ anarcoide, diciamo, ultra-grillino. Fatto sta che molti si informano in merito; che uno degli effetti potenziali di chi segue le loro proposte è intasare gli uffici delle pubbliche amministrazioni con richieste di cancellazione dei propri dati dall’anagrafe (per diventare “legali rappresentanti” di se stessi); e che, in buona sostanza, lo scopo pare sia evitare di pagare debiti e tasse, con esiti tutti da dimostrare.

Mi piace, in chiusura di questa rassegna, ricordare che “popolo” è una delle parole più usate e amate anche da Papa Francesco. Non a caso ricorre più di 100 volte in Evangelii gaudium, che possiamo considerare il suo programma. È il popolo di Dio, nel senso del Concilio Vaticano II, che implica un’idea di integrazione, non di esclusività o separazione. Anche nel recente discorso in occasione del ricevimento del premio “Carlo Magno”, Papa Francesco, citando Erich Przywara, ha ricordato che “la bellezza radicata in molte delle nostre città si deve al fatto che sono riuscite a conservare nel tempo le differenze di epoche, di nazioni, di stili, di visioni” e che “la ricchezza e il valore di un popolo si radica proprio nel saper articolare tutti questi livelli in una sana convivenza. I riduzionismi e tutti gli intenti uniformanti, lungi dal generare valore, condannano i nostri popoli a una crudele povertà: quella dell’esclusione”.

Integrazione, convivenza, non omologazione, non riduzionismo: alla luce di queste categorie, e ostinandosi ad avere davanti sempre il bene comune, mi pare chiaro che non tutto ciò che chiamiamo o chiamano “popolo” lo è veramente.

*Social media editor e web content Acli.it