versione accessibile | mobile | sito precedente | contatti
seguici su  
torna all'Home Page
 Associazioni » Notizie » Con responsabilità nei luoghi digitali 
Lunedì 19 Giugno 2017
LA SUMMER SCHOOL DI MCL CON IL CENTRO DOTTRINA SOCIALE DELLA CATTOLICA
Con responsabilità nei luoghi digitali   versione testuale
di Giovanni Gut*







Un autentico viaggio nella sfida che l’era digitale sta portando alla comunicazione e alla società, con inevitabili contraccolpi sulla qualità della vita comune e della stessa democrazia. Con la tavola rotonda coordinata dal professor Evandro Botto, direttore del Centro di Dottrina sociale della Chiesa, a cui hanno partecipato Carlo Costalli (presidente di Mcl), Alessandro Barbano (direttore de "Il Mattino" di Napoli), Massimo Milone (direttore di Rai Vaticano) e Mario Taccolini, (prorettore dell'Università Cattolica), si è conclusa sabato 17 giugno, presso la sede di Milano dell'Università Cattolica, la nona edizione della Summer School frutto della collaborazione tra il Movimento Cristiano Lavoratori e il Centro di Dottrina Sociale della Chiesa dell'Università Cattolica.

Il tema scelto per tre giorni di alta formazione, alla quale hanno partecipato una cinquantina di giovani dirigenti di Mcl, è stato "Comunicazione e società nell'era digitale: le opportunità e i problemi". Dall'introduzione di mons. Dario Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, alle lezioni di docenti esperti del settore, fino alle testimonianze di giornalisti come Domenico Delle Foglie (presidente del Copercom), Carlo Puca (responsabile della redazione romana di "Panorama") e Arturo Celletti (caporedattore di "Avvenire"), per concludere con la tavola rotonda, si è trattato di un percorso che ha fatto emergere le sfide e le criticità della comunicazione moderna.

La rivoluzione tecnologica ha permesso un tipo di comunicazione sempre più veloce, istantanea, spesso priva di mediazione, e ha trasformato ciascuno di noi sia in fruitore, o meglio consumatore, di notizie che in protagonista capace di contribuire al formarsi e al propagarsi delle notizie. Allo stesso tempo ci ha dato l'illusione di una partecipazione effimera che altro non fa che intrappolarci in relazioni fragili e aleatorie. Si tratta di questioni particolarmente evidenti e gravi se rapportate ad aspetti fondamentali del nostro vivere come la democrazia, sempre più minacciata dalla proliferazione di false notizie, dall'illusione della democrazia digitale, elementi che hanno favorito il propagarsi dei populismi. Basti pensare al ruolo dei social network nelle campagne elettorali o come i social network vengono utilizzati come strumenti per annunciate decisioni politiche scavalcando le sedi istituzionali.

Forse non abbiamo compreso fino in fondo il significato della rivoluzione digitale, quanto questa possa alterare la nostra percezione e travolgere e stravolgere persino le regole della politica o delle relazioni internazionali. Siamo sempre più succubi di una spettacolarizzazione dell'informazione che mostra tutto il suo pernicioso potenziale nella comunicazione del terrore, che apre nuovi scenari di guerra e nuovi e ancora inesplorati territori di scontro. Eppure, non dovremmo fare l'errore di ritenere che il problema sia dovuto alle tecnologie, strumenti certamente non neutrali, perché si tratta d una questione antropologica. La modernità non ha fatto altro che accelerare un processo già in atto da tempo, quello di ridurre la comunicazione, i rapporti personali come quelli sociali e politici, a meri scontri dialettici. Sembra che la dialettica debba sempre prevalere sullo scambio di esperienze, sul comunicare la vita, sulla ricerca comune di un bene condiviso.

In questo contesto si comprende la sfida epocale lanciata dalle semplici parole di Papa Francesco: "una comunicazione costruttiva, che, nel rifiutare i pregiudizi verso l'altro, favorisca una cultura dell'incontro, grazie alla quale si possa imparare a guardare alla realtà con consapevole fiducia". C'è ancora spazio per comunicare il bene? Per una ricerca comune della verità? C'è ancora la possibilità di comunicare uno sguardo buono sulla realtà? Non si tratta di domande retoriche, né di sfide che possono essere lasciate agli esperti del settore, agli opinion leader, ai guru della comunicazione o della politica. Si tratta di domande che nessuno di noi può eludere, proprio perché le nuove tecnologie, i nuovi luoghi digitali, chiedono una nuova forma di responsabilità. C'è ancora spazio per una comunicazione che sappia travalicare la dialettica, che non sia contrapposizione, che non sia scontro. Lo testimonia la positività, quasi la gratitudine, con cui la Chiesa, già dai tempi di Paolo VI, guarda le scoperte scientifiche e tecnologiche, perché, pur ben consapevole dei pericoli, le vede come nuovi luoghi e nuove possibilità di comunicare non delle parole o dei discorsi, ma la carnalità dell'incontro con il Dio fatto uomo. Così la comunicazione non si riduce a dialettica, ma ritorna ad essere la possibilità di ricerca di un bene condiviso in ogni ambito del vivere umano.

*Responsabile dell’Ufficio studi Mcl