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Giovedì 10 Ottobre 2019
ASSOCIAZIONI:SOSTEGNO ECONOMICO INSUFFICIENTE,ELIMINARE DISCRIMINAZIONE ODIOSA
Lo Stato penalizza gli alunni disabili
delle scuole paritarie    versione testuale






In un comunicato congiunto, le associazioni che rappresentano le scuole paritarie denunciano “la disparità di trattamento” tra gli alunni con disabilità delle scuole statali e quelli delle scuole pubbliche paritarie. “Ad oggi, lo Stato impegna quasi 5 miliardi di euro/anno per i docenti di sostegno degli alunni delle scuole statali, con uno stanziamento medio annuale pro capite pari a euro 20.016”, mentre “il contributo annuale erogato dallo Stato alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità ammonta a 23,3 milioni di euro, con uno stanziamento medio pro capite pari a 1.716 euro”.
 
Insomma, sottolineano i responsabili delle associazioni – Giancarlo Frare (Agesc), Marco Masi (CdO Opere educative), Pietro Mellano (Cnos scuola), Marilisa Miotti (Ciofs scuola), Giovanni Sanfilippo (Faes), Virginia Kaladich (Fidae), Luigi Morgano (Fism) –, “l’attuale contributo statale copre una piccolissima parte dell’onere economico connesso alla loro accoglienza nella scuola paritaria”, che “rimane quasi integralmente a carico delle famiglie e dell’ente gestore della scuola”.
 
Vista la crescita del numero di famiglie con alunni con disabilità che si rivolgono alle scuole paritarie, gli enti gestori incontrano sempre maggiori difficoltà. Di qui la richiesta a Governo e Parlamento di “prevedere nella prossima legge di bilancio in discussione un contributo economico aggiuntivo pari a 100 milioni di euro, per l’accoglienza degli alunni con disabilità nelle scuole paritarie. Il contributo statale potrebbe così arrivare a circa 9mila euro per ogni alunno con disabilità che frequenta la scuola paritaria”. Misura che, pur non realizzando “una piena parità di trattamento”, favorirebbe “il rispetto del diritto all’istruzione dello studente con disabilità come previsto dall’art. 3 della Costituzione italiana”. E ciò, conclude il comunicato, “rappresenterebbe un significativo passo in avanti per eliminare una discriminazione particolarmente odiosa e ingiustificata”.