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la Rai aiuti a riflettere 
Martedì 24 Marzo 2020
CORONAVIRUS
Mons. Milani al Giornale:
la Rai aiuti a riflettere   versione testuale







“Non solo varietà in tv. In questo momento la Rai aiuti a riflettere”. Così monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo (nella foto), in una intervista pubblicata oggi (24 marzo) dal “Giornale”. Parroco a Lecco, è vicino a quanti soffrono per l’epidemia da coronavirus. Sostiene la proposta che il regista Pupi Avati ha lanciato dalle colonne del “Giornale”: “Questa è l’occasione per rifare i palinsesti: basta cicaleccio nei salotti televisivi e più cultura”.

“L’appello restate a casa è fondamentale ma non basta”, dice monsignor Milani. “Premetto che non voglio in nessun modo avocarmi competenze altrui, ma credo che in questo momento di sospensione dobbiamo dare motivi per vivere a casa. La distrazione non basta, l’intrattenimento fugace nemmeno. Questa ora è la nostra vita e dobbiamo accettarla”. “È un momento terribile – prosegue – ma la cultura e il cinema hanno leve enormi per aiutarci a riflettere. E questo è un grandissimo aiuto per tutti noi”. “Anche la musica e la migliore serialità, quella che una volta chiamavamo sceneggiati – aggiunge –, sono capaci di nutrire questo bisogno, di porre le domande cosicché nello spettatore nasca una riflessione su come interpretare l’esistente”.

Per quanto riguarda il Servizio pubblico, monsignor Milani sottolinea che “la Rai ha competenze e archivi che potrebbero essere di grande aiuto. È il momento di sfruttarli anche in questa direzione. Ma – precisa – è un appello da fare a tutti coloro che si occupano di informazione e comunicazione”. “La distrazione va bene, ma non basta, serve soltanto ad attraversare un attimo, a reagire all’emergenza. Poi andare oltre, provocare riflessioni senza spruzzare spray rosa su tutto e far finta che vada tutto bene. Riflettiamo ad esempio su che cosa è stato il nostro Dopoguerra”. Qui “abbiamo un solo nemico, il virus. Allora si è spaccata una società al proprio interno con conseguenze devastanti”.

“Oggi – continua monsignor Milani – ci sta che tanti personaggi famosi raccontino sui social come stanno vivendo questo dramma. Ma non tutti hanno una casa come la loro, una situazione come la loro. Qui a Lecco parlo con chi vive in quattro dentro appartamenti da 60 metri quadrati e non è per nulla facile”. “Abbiamo gli ospedali colmi e sento tutto il dolore che mi viene consegnato. Ogni fedele mi consegna il dolore di tutta la città. Sento continuamente chi si confida dicendo che il proprio caro sta morendo oppure che è grave. Da prete non mi sento di tirare fuori il tipico repertorio del tipo su signora coraggio ma provo ad avvicinarmi alla domanda di salvezza che tutti si stanno facendo. E la vicinanza della gente è straordinaria”.

“Siamo – conclude – in una sorta di sospensione aspettando qualcosa che a sua volta è sospeso perché non sappiamo quando arriverà. E, come ho detto, credo che i film, molti spettacoli musicali e tanta di quella che oggi si chiama fiction possano darci aiuto e portarci a riflettere e a provare a dare ciascuno la nostra risposta su quale senso abbia questa parte della nostra vita”.