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Mercoledì 27 Maggio 2020
L'ECONOMIA DEL DOPO COVID 19
Giubilo(Mcl):per ripresa
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“Per la ripresa serve il fattore umano”. Lo scrive l’ex sindaco di Roma Pietro Giubilo in una nota pubblicata nel sito del Movimento cristiano lavoratori.

Ora “nel costruire un piano industriale attualmente assente nella strategia del governo, dopo gli interventi di natura assistenziale, tardivi e poco rassicuranti, nel passare alla fase propiziatrice della ripresa, per la quale sarà necessario disporre quanto prima anche delle risorse europee, l’obbiettivo primario deve essere quello di sostenere ed estendere la realtà dinamica dell’economia reale delle medie aziende che si sono già dimostrate, negli anni difficili tra il 2008 e il 2015, di eccellente vitalità”. Questa “economia reale dei distretti – osserva Giubilo – richiede una conoscenza dei territori ed una valorizzazione delle peculiarità, con le loro esigenze infrastrutturali anche nel digitale, per le quali è necessario un rapporto ed un coinvolgimento degli enti locali”.

“Se l’impegno solidale dell’Europa richiama concettualmente il Piano Marshall, ora, come allora, occorrono investimenti e una strategia industriale”.  Per l’opinionista “è indispensabile impedire che la crisi del post coronavirus produca effetti di destrutturazione dell’Italia produttiva”. “La Cgia di Mestre – prosegue – ha posto l’accento sul rischio che senza una ripresa l’Italia ‘alla fine del 2020, perderà 100 mila dei suoi artigiani’, oltre che migliaia di piccoli commercianti e di lavoratori autonomi, per mancanza di credito e per la caduta dei consumi e il crollo degli acquisti. E ciò produrrà l’impoverimento delle aree urbane”.

Per evitare questo scenario da incubo, spiega Giubilo, occorre “intervenire, per tempo, anche sulla base delle esperienze passate. Fabrizio Pezzani, docente di programmazione e controllo nelle pubbliche amministrazioni, membro del comitato scientifico della fondazione Centesimus Annus, analizzando a suo tempo le necessità per una ripresa economica non contingente, dopo la crisi del 2008, ne indicava le esigenze primarie, di particolare attualità, nelle quali il fattore umano appariva fondamentale. Ne diamo una sintesi: un disimpegno dalla finanza speculativa; l’affermazione del ruolo dell’artigianato legato alla creatività italiana che attragga i giovani; favorire l’orientamento negli studi universitari verso quelle facoltà di preparazione aziendale che favoriscano logiche di lungo periodo e non l’immediatezza dei dividendi; incentivare la costituzione di reti di impresa – secondo il modello distrettuale – con l’obbiettivo di valorizzare l’azienda del territorio che possiede forme di aggregazione sociale e di solidarietà; sostenere direttamente le realtà aziendali valide, evitando quegli interventi finanziari, spesso temporanei, veicolati dal mercato, da parte di soggetti lontani per cultura e finalità; progettare insieme agli enti locali il futuro dei territori nel rispetto delle tradizioni millenarie che poi rappresentano l’essenza delle eccellenze del made in Italy; articolare nelle scuole e nelle università un rapporto tra i giovani e quella imprenditorialità che ha saputo sfidare e vincere la recessione, con la giusta considerazione di quei valori che sono a base di un vivere sociale solidale e costruttivo”.

L’opinionista sottolinea che “le risorse in termini di esperienza e di competenza possono giungere, nella crisi della politica, da quei corpi intermedi capaci di aggregare interessi reali e individuare gli obbiettivi. Fondamentale per un percorso del genere resta la convinzione che l’Italia possegga quella che Aldo Bonomi e Giuseppe De Rita definiscono ‘una operosa società di mezzo’ e la determinazione a riprendere a ‘camminare per territori’, al fine di evitare il rischio esiziale che si presenta all’Italia del dopo Covid 19”, conclude Giubilo.