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File/Raccontare la guerra. Una nuova sfida incombe sulla comunicazione   versione testuale






Quel giorno in Libano la mia vita è cambiata Quel giorno in Libano la mia vita è cambiata
di Giorgio Ferrari*

Pubblichiamo un’altra testimonianza, significativa e piena di umanità. Giorgio Ferrari, inviato speciale di Avvenire (nella foto), ci fa toccare con mano gli orrori della guerra, ma senza indulgere al sensazionalismo. La storia che ci racconta è inedita, se l’è tenuta per sé, e oggi (21 gennaio) ha deciso di condividerla con il Copercom. Nel banner, a lato, le altre riflessioni finora apparse nel sito: Andrea Melodia, Francesco D’Agostino, Gaetano Farinelli, Fortunato Di Noto, Carlo Costalli, Daniele Rocchi, Fulvio Scaglione, Giulio Albanese, Luca Borgomeo.

Arrivammo sul luogo del bombardamento alle prime ore del pomeriggio. Gli F16 di Israele avevano colpito alcuni edifici, tra cui una scuola. C’erano dei morti dovunque, macerie, fumo. I soccorritori della protezione civile mescolati ai volontari della mezzaluna rossa si facevano strada fra i palazzi vulnerati dalle bombe...

Con la preoccupazione si può Con la preoccupazione si può "convivere"
con la paura, spesso irrazionale, no

di Luca Borgomeo*

Con il contributo di Luca Borgomeo (presidente dell’associazione spettatori Aiart, nella foto) prosegue la riflessione sulla responsabilità che investe chi racconta la guerra con parole e immagini. Finora sono intervenuti nel dibattito a più voci: Andrea Melodia, Francesco D’Agostino, Gaetano Farinelli, Fortunato Di Noto, Carlo Costalli, Daniele Rocchi, Fulvio Scaglione, Giulio Albanese.

Sono trascorsi due mesi dal tragico 13 novembre che ha sconvolto Parigi con una serie drammatica di cinque attentati. Una strage al locale notturno Bataclan, un kamikaze allo stadio durante la partita di calcio Germania-Francia: esplosioni, raffiche di mitra in un ristorante e in una pizzeria. Un tragico bilancio con 129 morti e centinaia e centinaia di feriti. La Francia sprofondata nel terrore e nel lutto. Tutto il mondo in ansia...

Ho conosciuto i moderni lanzichenecchi Ho conosciuto i moderni lanzichenecchi
di Giulio Albanese*

Dopo gli interventi di Andrea Melodia, Francesco D’Agostino, Gaetano Farinelli, Fortunato Di Noto, Carlo Costalli, Daniele Rocchi, Fulvio Scaglione, pubblichiamo oggi (12 gennaio) il contributo di padre Giulio Albanese (missionario comboniano e giornalista) sulla responsabilità che investe chi racconta la guerra con parole e immagini.

Nel corso della mia esperienza professionale, come giornalista missionario, ho visitato, in lungo e largo, quelle che Papa Francesco definisce periferie del mondo. In questi bassifondi della Storia contemporanea s’incontra di tutto. A parte i missionari, c’è tanta umanità dolente e poi faccendieri al soldo delle multinazionali, mercanti di pepite, ma anche i mercenari. Questi ultimi costituiscono una sorta di corporazione dell’illecito sulla quale sarebbe auspicabile riflettere...

Nella sua lurida banalità è solo polvere sangue, fame, dolore, miseria e disgrazia… Nella sua lurida banalità è solo polvere
sangue, fame, dolore, miseria e disgrazia…

di Fulvio Scaglione*

Dopo gli interventi di Andrea Melodia (Ucsi, 19 novembre), Francesco D’Agostino (Ugci, 23 novembre), Gaetano Farinelli (Macondo, 2 dicembre), Fortunato Di Noto (Meter, 10 dicembre), Carlo Costalli (Mcl, 11 dicembre), Daniele Rocchi (Agensir, 22 dicembre), pubblichiamo oggi (5 gennaio) il contributo di Fulvio Scaglione (vice direttore di Famiglia Cristiana, inviato e corrispondente di guerra, nella foto) sulla responsabilità che investe chi racconta la guerra con parole e immagini.

Ho incontrato la guerra, da giornalista, in Somalia, all’inizio degli anni Novanta. La dittatura di Siad Barre, cominciata nel 1969, aveva lasciato il campo a una serie di scontri tribali di stampo primordiale, con l’ex ministro della Difesa Mohammed Farah Aidid a costruirsi la fama del nuovo uomo forte...

Con gli occhi delle vittime: bambini, rifugiati, perseguitati Con gli occhi delle vittime:
bambini, rifugiati, perseguitati

di Daniele Rocchi*

Dopo gli interventi di Andrea Melodia (Ucsi, 19 novembre), Francesco D’Agostino (Ugci, 23 novembre), Gaetano Farinelli (Macondo, 2 dicembre), Fortunato Di Noto (Meter, 10 dicembre), Carlo Costalli (Mcl, 11 dicembre), pubblichiamo oggi il contributo del giornalista Sir Daniele Rocchi (esperto di questioni mediorientali e in particolare della Terra Santa, nella foto) sulla responsabilità della comunicazione, anche cattolica, dinanzi all’offensiva del terrorismo e allo stato di guerra incombente in Europa.

Ahmed ama correre. Farlo lo rende felice perché lo distoglie dai cumuli di macerie e distruzione che lo circondano praticamente da quando è nato. Corre ogni volta che può, con tutta la freschezza dei suoi 15 anni...

Disarmiamo, piuttosto, la Disarmiamo, piuttosto, la "cultura dello scarto"
di Carlo Costalli*

Il Copercom è promotore nel mondo cattolico e laico di una riflessione a più voci sul tema della comunicazione dinanzi allo stato di guerra e sulla responsabilità che investe chi la racconta, con parole e immagini. Oggi pubblichiamo il contributo di Carlo Costalli. Il presidente del Movimento cristiano lavoratori (nella foto) sottolinea l’urgenza di non fare il gioco dei terroristi, cadendo nella trappola della contrapposizione all’Islam e dello scontro di civiltà. Parole di buon senso...

L’informazione è diventata oggi, più che mai nella storia, un’arma strategica. Queste ultime settimane, segnate dai drammatici eventi in Sinai, in Libano, in Francia e in Mali, hanno dato ribalta mediatica ad argomenti non sempre al centro del dibattito pubblico nel nostro Paese quali l'Isis e le guerre in Iraq e in Siria...

Non educhiamo i bambini all'odio Non educhiamo i bambini all'odio
di Fortunato Di Noto*

La riflessione a più voci lanciata dal Copercom sul tema della comunicazione, anche cattolica, dinanzi allo stato di guerra e sulla responsabilità che investe chi la racconta, con parole e immagini, ha dato avvio a un interessante dibattito. Dopo gli articoli di Andrea Melodia (Ucsi), Francesco D’Agostino (Giuristi cattolici) e don Gaetano Farinelli (Associazione Macondo) pubblichiamo oggi il contributo di don Fortunato Di Noto (fondatore e presidente Meter onlus, nella foto), che invita i media alla responsabilità, “non utilizzando la vita dei bambini, diventati un business dell’emozione”.

Come raccontare la guerra ai bambini? Negli ultimi decenni la letteratura scientifica e la saggistica hanno cercato di rispondere a questa profonda domanda, ponendo in essa anche una nuova prospettiva...

Tra competizione e solidarietà Tra competizione e solidarietà
di Gaetano Farinelli*

Prosegue, con l’intervento di don Gaetano Farinelli, presidente dell’Associazione Macondo (nella foto), la riflessione a più voci promossa dal Copercom sul tema della responsabilità della comunicazione, anche cattolica, dinanzi all’offensiva del terrorismo e allo stato di guerra incombente in Europa.

Aggiungo un mio piccolo contributo alle tante voci che si alzano, o si abbassano, o suggeriscono piano, in questi giorni che fanno seguito alle stragi di venerdì tredici novembre a Parigi...

Il diritto al tempo dell'Isis. Giustizia necessaria... Il diritto al tempo dell'Isis. Giustizia necessaria...
di Francesco D’Agostino*

Prosegue, con l’intervento del professor Francesco D’Agostino (nella foto), presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci), la riflessione a più voci lanciata dal Copercom sul tema della responsabilità della comunicazione, anche cattolica, dinanzi all’offensiva del terrorismo e allo stato di guerra incombente in Europa.

Politici, filosofi, teologi, sociologi, demografi, etnologi… chi non è ancora intervenuto sui media, dopo gli attentati del 13 novembre, per spiegarne le cause prossime e remote, gli effetti immediati e di lungo periodo e soprattutto per mettere a fuoco il senso umano, religioso, ideologico, esistenziale di quegli avvenimenti così terribili?

Dinanzi alla guerra siamo in una terra di mezzo Dinanzi alla guerra siamo in una terra di mezzo
di Andrea Melodia*

Con questo articolo di Andrea Melodia (nella foto), presidente dell’Ucsi, il Copercom lancia una riflessione a più voci sul tema della comunicazione, anche cattolica, dinanzi allo stato di guerra e sulla responsabilità che investe chi la racconta, con parole e immagini.

La libertà di comunicare è indissolubilmente legata alla libertà di coscienza. Sappiamo bene quanto queste libertà siano state fonte di controversia nella storia, anche all’interno della Chiesa, e come ancora siano causa di tensioni ideologiche e di violenze nel mondo contemporaneo...