versione accessibile | mobile | sito precedente | contatti
seguici su  
torna all'Home Page
 File e Dossier » Dossier/Media e Minori » Al centro i valori primari della nostra umanità 
Lunedì 22 Gennaio 2018
IL PRESIDENTE DEL COPERCOM SUL RUOLO DEGLI SMARTPHONE NELLA VITA QUOTIDIANA
Al centro i valori primari della nostra umanità   versione testuale







In una lettera aperta al direttore di “Avvenire”, il presidente del Copercom Massimiliano Padula entra nel dibattito sul ruolo degli smartphone nella nostra vita. “Quello che vorrei provare a condividere – spiega – è proprio una riflessione libera da contese intellettuali ma capace di tradurre quello che possiamo definire un vero e proprio cambio di paradigma che vede la tecnologia sfumarsi sempre di più per lasciare il posto – finalmente – alla nostra umanità”.

Per Padula “il problema non è educare all’uso corretto degli strumenti tecnologici; il problema è educare all’uso corretto della propria esistenza, oggi vissuta anche nella comunicazione digitale. È questo il punto più controverso che molti non riescono a cogliere”. Insomma, “un dispositivo digitale” non è “un satanasso pronto a indurci in tentazione ma è soltanto un artefatto tecnico complesso nel quale l’uomo proietta se stesso”. Questa “proiezione – sottolinea il presidente del Copercom – ha un’etimologia importante: deriva da proiectus, ovvero indica quella dimensione progettuale che è insita nell’individuo sociale”.

Ognuno di noi, prosegue Padula, “ha legittime aspirazioni, combatte per realizzare i propri obiettivi, esprime la propria personalità sia nel bene che nel male. Questo fa dell’uomo un essere creativo e libero che gioisce, prova emozioni, aiuta l’altro, realizza il bene, diffonde il bello. Ma può anche fare l’opposto e cadere nelle spirali della deviazione. Tra queste, è sufficiente citare, ad esempio, il lungo elenco che il pedagogista Novara fa (Avvenire, 10 gennaio 2018): la pornografia, la violenza, la fragilità, l’incapacità di concentrazione, i disturbi del sonno, la manipolazione, descrivendo (in modo assolutamente legittimo) uno scenario che rappresenta soltanto la porzione negativa di tutta la realtà, non esclusivamente di quella digitale. Quella realtà che, indipendentemente, dall’essere offline o online è soltanto il riflesso della nostra qualità etica”.

Questi “affanni – aggiunge il presidente del Copercom – riguardano non solo i genitori ma tutte le categorie di educatori che si destreggiano ogni giorno tra mille difficoltà nei luoghi canonici della formazione. Tra questi, gli insegnanti che hanno nel decalogo 'per l’uso dei dispositivi mobili a scuola' proposto dal ministero dell’Istruzione uno strumento in più per orientarsi e agire nel proprio lavoro”.

Ben vengano “decaloghi (quello del Miur punta opportunamente sulla responsabilità) e percorsi di formazione mirati, ma deve rimanere centrale il riferimento ai valori primari della nostra umanità (il giusto, il vero, il rispetto, solo per citarne alcuni) che necessitano di essere continuamente appresi, meditati, discussi e incarnati e che possono rendere l’uomo meraviglioso”.

Per Padula occorre “guardare alla cultura digitale (di cui gli smartphone sono una mera espressione tecnica) in modo positivo e propositivo evitando etichette disfattiste (le parole hanno una valenza pedagogica fondamentale) e provando a ribaltare la prospettiva: da un’idea patologica, disfunzionale, difensiva, a una visione semplicemente umana. E quindi aperta all’errore, imperfetta ma perfettibile. Soltanto così – conclude – potremo difenderci (e difendere i bambini) non certamente dagli smartphone ma da quei passi falsi nei quali, a causa dei nostri limiti (umani), possiamo inciampare”.