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una lezione per gli Usa  
Venerdì 10 Maggio 2019
Le regole Ue sul web:
una lezione per gli Usa    versione testuale
di Massimo Gaggi







Macchinoso, burocratico, capace di spegnere dinamismo e creatività imprenditoriale. Quando fu introdotto dalla Ue, il 25 maggio 2018, il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali in rete (GDPR) raccolse più critiche che elogi. Molti adempimenti imposti hanno davvero complicato la vita delle imprese. Ma, a distanza di un anno, è chiaro che l’impulso venuto da Bruxelles, ben presto recepito da molti altri Paesi, ha imposto ai giganti americani delle tecnologie digitali e, ora, anche all’autorità politica di Washington, di abbandonare la logica di un uso illimitato e spregiudicato dei dati privati degli utenti, introducendo regole e limiti. La parola privacy, a lungo bandita dal lessico della Silicon Valley (se la volete, vuol dire che avete qualcosa da nascondere, diceva un tempo Zuckerberg), ha riacquistato la sua dignità prima negli impegni presi da Tim Cook di Apple, poi in quelli dello stesso fondatore e capo di Facebook e, ora, anche in quelli di Sundar Pichai. Tre giorni fa, alla conferenza dei suoi sviluppatori, il capo di Google ha auspicato l’introduzione anche negli Stati Uniti di una regolamentazione federale, sulle orme di quella europea

Corriere della Sera

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