versione accessibile | mobile | sito precedente | contatti
seguici su  
torna all'Home Page
 Notizie » Educazione, il vescovo Crociata: oggi
più complessa e urgente
Padula: riflettere anche sull'uomo
come essere mediale 
Venerdì 14 Giugno 2019
PRIMO SEMINARIO CEI IN VISTA DELL'EVENTO "EDUCARE ANCORA"
Educazione, il vescovo Crociata: oggi
più complessa e urgente
Padula: riflettere anche sull'uomo
come essere mediale   versione testuale







“Invitare i confratelli vescovi e le Chiese in Italia ad assumere il compito educativo, che ha accompagnato il decennio che va a concludersi, come componente essenziale della loro missione pastorale”. Lo ha detto il vescovo Mariano Crociata (nella foto di spalle), presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, spiegando l’obiettivo del seminario di studio “Crescere nella Babele dei messaggi ‘educativi’”, promosso ieri (13 giugno) a Roma, presso la sede della Cei, dalla stessa Commissione in collaborazione con gli Uffici Cei Scuola, Comunicazioni sociali, Famiglia, Tempo libero, Vocazioni, e Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica. La giornata di studio è stata la prima di una serie di incontri preparatori all’evento “Educare ancora. Il tempo dell’educazione non è finito” (Roma, 19-21 marzo 2020), con cui la Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università intende “raccogliere e rilanciare il compito educativo anche oltre il decennio dedicato a ‘Educare alla vita buona del Vangelo’”.
 
Oggi, ha sottolineato Crociata, “la cura educativa è più complessa e urgente di dieci anni fa. Occorre quindi fare il punto sull’educazione per comprendere come promuoverla e accompagnarla”. Questo “nell’esplorazione di tre prospettive educative sulla comunità ecclesiale e sulla scuola”. “L’incontro odierno – ha proseguito il vescovo – nasce dall’esigenza di aggiornare la comprensione di società come ambiente educativo in senso lato. La scelta dei temi da trattare ha privilegiato la dimensione mediatica intesa non come un settore ma come una corrente di comunicazione determinante e pervasiva nel tessuto sociale e nella mente delle persone. Solo comprendendola si può assumere consapevolmente e responsabilmente il compito educativo”.
 
Per il presidente del Copercom, Massimiliano Padula, docente alla Pontificia Università Lateranense, “i media concepiti in chiave tradizionale non esistono più. Ognuno di noi incarna un ruolo sociale e questa dimensione sociale è costruita su meccanismi di autorappresentazione e di autonarrazione: traduciamo i nostri sentimenti in contenuti web. In questo modo la sfera privata esplode in quella pubblica”.
 
Allora, “come ricominciare ad educare nell’era digitale? Anzitutto – ha chiosato Padula – distinguendo tra miti e fatti”. “Partecipa, mesciappa (da mash up, mescolare), tagga e hashtagga, racconta storie (concetto di storytelling)”: questo “l’identikit della ‘Web generation’” tracciato dal presidente Copercom, che ha indicato “la velocità come tratto dominante della nostra società” ed ha evidenziato “l’importanza, nell’ambiente del web, di possedere la conoscenza critica per capire e interpretare le informazioni”. “Occorre – ha affermato – rimodulare la contemporaneità alla luce dei media che sono nostre proiezioni, passando dal paradigma del tecnocentrismo a quello dell’ecologia. La medialità siamo noi, l’insieme di uomini e donne che si trovano a convivere con dispositivi tecnologici”.
 
Padula ha poi messo in guardia dal rischio di “plus-umanizzarsi” insito nei social, “ossia di radicalizzare la propria umanità evitando confronti e consolidando a forza le proprie posizioni senza innescare i filtri tipici della socialità: pazienza e buon senso”. Di qui “la presenza sui social di odio, stalking, cyberbullismo, revenge porn”.
 
Infine il presidente Copercom ha ripercorso “la parabola della relazione persone-media”, che ha sintetizzato così: “Educati dai media, educati con i media, educare ai media, educare con i media. L’ultimo passaggio – ha spiegato – è che dobbiamo educare i media, cioè noi stessi, passando dalla riflessione sui media alla riflessione sull’uomo come essere mediale”. E “la meducazione è una disciplina dell’anima:  ne hanno bisogno i giovani, ma soprattutto gli adulti”, ha concluso Padula.
 
Nella società dell’immagine e del narcisismo, “Internet è un nuovo ambiente di comunicazione, relazione, scambio, mentre nella famiglia, dove entrambi i genitori lavorano, il padre rischia di essere ‘simbolico’ e la madre ‘virtuale’. Manca il contatto corporeo: genitori e figli sono spesso distanti ma mai ‘soli’”. Così Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano, ha fotografato la situazione.
 
“Nell’educazione odierna – ha osservato – vengono sostenute espressività, creatività, intenzionalità. Scompare il ‘prima il dovere poi il piacere’. Viene sostenuta la socializzazione precoce e i bambini sono fotografati, ripresi e immortalati da sempre. Non c’è quindi da meravigliarsi se poi, a 11-12 anni, sono video o smartphone dipendenti: questa – ha sottolineato – è l’unica dipendenza indotta dagli adulti”.
 
Lancini si è soffermato “sulla scomparsa di giochi e battaglie di strada, necessari a sperimentarsi e a crescere, a favore di videogiochi e sfide virtuali”. Ha poi evidenziato “la difficoltà di costruire un’alleanza scuola-famiglia: oggi genitori e insegnanti hanno molti più competitor, perché i bambini hanno molti più modelli di identificazione”. Inoltre, “assistiamo a una ‘pornografizzazione’ della società: le nuove generazioni non solo hanno accesso a contenuti porno, ma hanno una difficoltà sempre più evidente a tracciare un confine tra un’esperienza intima da vivere in privato o da condividere in pubblico”.
 
Ci troviamo di fronte a “bambini ‘adultizzati’, adolescenti ‘infantilizzati’, adulti ‘adolescentizzati’: questa – ha ammonito il relatore – è la vera emergenza educativa”.  “Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di adulti autorevoli: la loro relazione e il loro sguardo di ritorno sono fondamentali per gli adolescenti”. Di qui alcune indicazioni ai genitori: “Rinunciare all’iperinvestimento su di sé e sul proprio figlio, al sovranismo psichico. Non mortificare ma educare al fallimento l’adolescente fragile: il fallimento fa parte del processo di crescita. Aiutare a tollerare il dolore della crescita. Contrastare l’individualismo imperante”. E, infine, “identificarsi con le ragioni del più debole”.
 
Per il servizio abbiamo lavorato i lanci dell’agenzia Sir