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Lunedì 29 Luglio 2019
Whatsappa l'ambasciatore    versione testuale
di Francesco Maselli







"Non riteniamo che questa Amministrazione possa diventare sostanzialmente normale, meno disfunzionale, meno imprevedibile, meno faziosa, meno maldestra e inetta diplomaticamente”. L’autore del giudizio è Sir Kim Darroch, ex ambasciatore britannico a Washington; il destinatario è Donald Trump e la sua Amministrazione. Come mai noi possiamo leggerlo? Il giudizio di Darroch non era pubblico, ma contenuto in un telegramma confidenziale inviato a Londra per descrivere il funzionamento dell’Amministrazione con cui, per portare avanti il suo lavoro, l’ambasciatore doveva interloquire. Il telegramma, insieme ad altri documenti, è stato pubblicato dal Daily Mail lo scorso 7 luglio, e ha causato le dimissioni di Darroch, che ha lasciato il suo posto il 10 luglio dopo essere stato duramente attaccato da Donald Trump e allo stesso tempo poco difeso dal suo futuro primo ministro, Boris Johnson.
Ispirato da quanto accaduto l’Atlantic ha pubblicato un lungo articolo per capire se e in che modo i leak stanno cambiando il modo in cui parlano i diplomatici. La fuga di notizie pone in effetti una serie di questioni sui mezzi di comunicazione, sul registro linguistico da tenere nei telegrammi, e anche sul ruolo dei diplomatici in sé. Il Foglio ne ha discusso con alcuni diplomatici ed ex diplomatici italiani, che hanno accettato di inquadrare la questione per noi ma hanno chiesto di non essere citati, per evidenti ragioni di opportunità

Il servizio