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 Notizie » La nostra attenzione a ciò che gli altri non dicono 
Martedì 14 Settembre 2021
I DIRETTORI DEI MEDIA CEI AL FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE A TERRASSINI
La nostra attenzione a ciò che gli altri non dicono   versione testuale







I direttori dei media Cei hanno animato ieri (12 settembre) il Festival della Comunicazione a Terrasini (Palermo), organizzato dall’arcidiocesi di Monreale e dall’associazione culturale “Così per passione”. In estrema sintesi, il ruolo degli organi di informazione della Conferenza episcopale italiana è dare spazio a ciò che il pensiero dominante non mette all’attenzione del pubblico. Questo emerge dagli interventi di Vecchiarelli (Agensir), Morgante (Tv2000) e Tarquinio (Avvenire).
 
“Possiamo aprire una strada con la nostra informazione, raccontando la bellezza di un incontro, quello con Cristo, per stimolare le persone a conoscere di più. Possiamo farlo con un articolo, con una storia, con una testimonianza. Ai lettori dobbiamo far arrivare questo messaggio”. Così Amerigo Vecchiarelli, direttore di Agensir, come riporta l’agenzia stampa della Cei. “Come agenzia – ha osservato – siamo chiamati a fare sintesi ed essere tempestivi su quello che dice il Papa. Puntiamo su un aspetto in particolare, ma cerchiamo di darlo tutto”. Vecchiarelli ha sottolineato che “sulle parole di Francesco non c’è bisogno di mediazioni. Parla in maniera diretta. Leggere attentamente le sue parole ci aiuterebbe a fare il nostro lavoro molto meglio”. Il direttore si è soffermato poi sul futuro della professione giornalistica: “Abbiamo a che fare con mezzi di comunicazione in continua evoluzione. Dobbiamo scegliere come presentare i nostri contenuti. Non ci dobbiamo sottrarre a quello che sta accadendo: anche Twitter e Instagram parlano a una comunità ristretta e non hanno le nostre fonti. Noi possiamo dire qualcosa di nuovo, sempre. Questo – ha precisato – ci rende sempre competitivi. Possiamo piuttosto utilizzare i social per arrivare alla pancia del Paese senza rinunciare al nostro know how, che non è vecchio”.
 
Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000, ha ricordato la rubrica quotidiana dell’emittente per “raccontare e commentare la giornata, gli atti e i documenti del Papa. Ma Francesco è una sorpresa continua. I colleghi, giornalisti e tecnici, sono pronti a rivoluzionare la scaletta in base alle circostanze. Papa Francesco – ha spiegato – ha ben chiaro il suo obiettivo: ha un sentire della quotidianità particolarissimo. Nella Messa da Santa Marta tutte le mattine, durante il picco della pandemia, ha ricordato tutte le persone e tutte le categorie della società”. Con la messa mattutina, ha sottolineato Morgante, “ci siamo resi conto che è un servizio per le persone a casa. Quindi, finita la diretta della Messa del Papa, abbiamo continuato a tenere l’appuntamento con la celebrazione”. Inoltre, il direttore ha parlato del “tempo del digitale, che porta tutti noi all’impegno straordinario di far capire a tutti che Cristo si segue, non si precede, e occorre dare gli strumenti per portare Cristo a chiunque. È una sfida impegnativa, ma esaltante. Se siamo una minoranza, abbiamo il dovere di essere una minoranza profetica”, ha aggiunto. Infine, la sinergia tra Avvenire, Agensir e Tv2000: “Bisogna riuscire nel futuro – ha evidenziato Morgante – ad arrivare a una sinergia operativa molto spinta, ognuno senza perdere la specificità del proprio mezzo. Ce lo imporrà l’evoluzione tecnologica”, ha chiosato. “Noi vogliamo fare servizio pubblico e per farlo vogliamo parlare a tutti sotto il profilo dell’età e degli interessi, offrendo contenuti credibili e moderni. Con la speranza che chiunque possa trovare qualcosa che lo interessi oppure trovare delle sorprese che gli stimoli interessi e possa rimanere. Da un paio d’anni cominciamo sulla fascia dei 25-54 enni ad avere un aumento di telespettatori. Sono ancora numeri piccoli ma significativi. C’è un trend che si va consolidando”, ha concluso il direttore.
 
Per Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, “il rischio rispetto ai nuovi mezzi di comunicazione è che la sintesi dei nuovi media ci porta a vivere il tempo degli slogan. Questo fa perdere la profondità degli argomenti che ci portano a capire che cosa stiamo vivendo”. Per esempio “le parole di Bergoglio, durante il picco della pandemia, sono state indirizzate anche ai non credenti”. Sull’impegno dei media “abbiamo raccontato un passaggio di testimone nel volontariato italiano” nella fase più acuta della pandemia. “Questo volontariato è una testimonianza per far vedere Cristo ai non credenti”. Citando la sua risposta a un lettore, Tarquinio ha affermato che “il virus anticristiano e antisolidale è l’autoreferenzialità. Con l’individualismo spinto al fatto che conta solo ‘quello che dico io’. Questo vale anche sui vaccini, come nel caso di chi, da credente, si professa contrario. Così da essere sovrapponibile a chi fa la battaglia da non credente in favore dell’eutanasia. Il cattolico cammina sulla terra per cambiare la terra”, ha ricordato il direttore. Tarquinio ha poi rivelato un dato: “Pagnoncelli mi conferma che i lettori di Avvenire leggono il giornale tra i 45 e i 50 minuti. È una scelta. Cerco di fare, con i vecchi contenitori, un giornalismo con fatti che non hanno cittadinanza mediatica. Fare un giornale – ha spiegato il direttore – non è mettere in circolazione slogan o fare un’informazione selfie, cercando le notizie selezionate che confermano le opinioni che si hanno. In questo caso, non c’è quell’esercizio di mettersi in discussione cercando la verità dentro i fatti. Se perdiamo lo strumento giornale – ha concluso –, perdiamo la possibilità di capire quello che il pensiero dominante non mette all’attenzione del pubblico”.