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Quotidiano SIR
28 May 2010 |
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"Educare significa trasmettere dei contenuti ma comporta anche un impegno comunicativo molto forte, la creazione di uno spazio comune e di un ambiente all'interno del quale è possibile intenderci". Lo ha ricordato ieri Adriano Fabris, docente di etica della comunicazione all'Università di Pisa, durante la diretta online promossa dal laboratorio "Animatori Cultura e Comunicazione" del Copercom sul tema: "Comunicare è educare? Una domanda per i Testimoni digitali". Il relatore si è confrontato con le numerose domande provenienti dagli utenti collegati in chat, sottolineando che "l'educazione serve a tirare fuori le potenzialità della persona con cui si entra in relazione".
Per Fabris, "oggi i media educano e fanno concorrenza ai soggetti educativi tradizionali" ma "quello che manca è la consapevolezza dell'impatto formativo dei media che sono in grado di comunicare ed educare nel bene o nel male".
La comunicazione giornalistica, ad esempio, concorre "alla crescita del dibattito pubblico e ad acquisire la consapevolezza di quello che sta avvenendo nel mondo". In conclusione, Fabris ha precisato che "i nuovi media offrono un immenso menu rispetto al quale abbiamo l'illusione di poter scegliere in maniera indifferente e indifferenziata" ma, in realtà, "dobbiamo domandarci se le relazioni che i nuovi media generano sono le uniche possibili o potenziano e si affiancano ad altre relazioni".
Per il comunicato stampa, clicca qui.
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"Educare significa trasmettere dei contenuti ma comporta anche un impegno comunicativo molto forte, la creazione di uno spazio comune e di un ambiente all'interno del quale è possibile intenderci". Lo ha ricordato ieri










