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Ferite e qualunquismo Ferite e qualunquismo
di Francesco Ognibene

Abusi intollerabili, sottovalutazioni e complicità, qualunquismo Prima c’era il pensiero debole, poi la società liquida, ora siamo entrati a vele spiegate nell’era delle 'idee a spanne'. Diventato allergico alle opinioni complesse, questo nostro tempo molto 'social' e poco 'cordial' sta vedendo proliferare la malapianta della conoscenza approssimata della realtà e del dettaglio amplificato a visione globale dell’universo, con il dilagante metodo del giudizio calato come una scure su questioni che richiederebbero una certa documentazione prima di esprimersi. Si sta perdendo l’abitudine di pronunciarsi esercitando la virtù della prudenza, cioè avendo presente la proporzione tra ciò di cui si parla e l’opinione che si esprime

Un anno bellissimo Un anno bellissimo
di Carlo Verdelli

Secondo una previsione temeraria del presidente del Consiglio, l’avvocato Giuseppe Conte, il 2019 sarà un anno bellissimo. La speranza di tutti è che abbia ragione. L’evidenza di questi primi cinquanta giorni direbbe il contrario. Siamo entrati ufficialmente in recessione. Le previsioni di crescita del nostro Pil sono franate allo 0,2 per cento, il gradino più basso d’Europa. La produzione industriale è balzata all’indietro del 5,5 per cento. Si è scoperto che l’agognato reddito di cittadinanza non arriverà a destinazione per un milione e mezzo di lavoratori poveri: sei su dieci degli aventi diritto, più della metà. In Abruzzo, alle Regionali di dieci giorni fa, ha votato il 53 per cento, una percentuale allarmante, tranne per chi pensa che la democrazia parlamentare sia un orpello da smantellare, un ostacolo tra popolo e capipopolo

Gli applausi nei talk-show andrebbero aboliti: è questione di democrazia Gli applausi nei talk-show
andrebbero aboliti:
è questione di democrazia

di Federico Mello

Gli applausi nei talk-show andrebbero aboliti. E non per una questione estetica, che troppi applausi suonano volgari, come le risate finte nelle sit-comedy. Né per una questione di ordine pubblico, ché lo spettatore da casa arriva a dubitare delle facoltà logiche del paese quando la stessa platea si spella le mani sia per Salvini che per la Fornero. No!, gli applausi nei talk-show andrebbero aboliti perché annichiliscono il senso più profondo – ed etico – del lavoro giornalistico, che è (o dovrebbe essere) quello illuminista di fare luce (sui fatti) e lo trasformano nel suo opposto: dare luce (a qualcuno), attività tipica della propaganda

Trovato un accordo Ue sulla riforma del copyright Trovato un accordo Ue
sulla riforma del copyright

Ansa

Dopo una lunghissima maratona negoziale cominciata lunedì a Strasburgo, Parlamento, Consiglio e Commissione Ue hanno trovato un accordo sulla riforma del copyright. Questa garantisce maggiori diritti e una remunerazione più equa a editori, artisti, autori e giornalisti nei confronti delle grandi piattaforme online come Google, Facebook o Youtube. "Con l'accordo appena raggiunto sulla direttiva del copyright proteggiamo la creatività europea. Musicisti, attori, scrittori, giornalisti, audiovisivo, avranno diritto a una giusta remunerazione anche dai giganti del web". Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani

Giornata mondiale della Radio: voce di dialogo, tolleranza e pace Giornata mondiale della Radio:
voce di dialogo, tolleranza e pace

di Cecilia Seppia

“Video killed the radio stars” cantavano nel 1979 i The Buggles, quando dalla scatola magica cominciavano a comparire i primi videoclip, che si pensava avrebbero presto spazzato via la musica ascoltata in FM. Ma così non è stato e la radio ha continuato a colonizzare l’etere con la voce, nelle sue innumerevoli declinazioni: dai proclami del fascismo, all’opera classica, dalle previsioni meteo all’informazione h24, passando per le tavole rotonde, l’intrattenimento, e non ultimo la straordinaria diffusione del Vangelo, sulle ali dell’arcangelo Gabriele, patrono delle comunicazioni. A celebrare uno dei più potenti mezzi della comunicazione di massa e strumento di cooperazione internazionale, capace di promuovere la “perfetta informazione”, cioè libera, accessibile a tutti e rispettosa delle diverse culture, è oggi il World Radio Day

Cd'E: Cd'E: "Nel 2018 la libertà di stampa
è peggiorata in Italia"

di Riccardo Benotti

La libertà di stampa in Europa è fragile come mai lo è stata dai tempi della Guerra Fredda. Pertanto si rendono necessarie azioni mirate da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa per migliorare le “terribili condizioni” e fornire “protezione affidabile” per i giornalisti. A puntare il faro è il rapporto pubblicato dalle organizzazioni partner della Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti. La relazione ritrae un quadro inquietante nel quale i responsabili di crimini violenti contro i giornalisti restano impuniti; le tutele legali sono progressivamente indebolite e negate; la capacità della stampa di essere contrafforte al potere è indebolita

Anas e i reporter coraggiosi della nuova Africa Anas e i reporter coraggiosi
della nuova Africa

di Matteo Fraschini Koffi

Negli ultimi dieci anni pochi hanno visto il suo volto. Solo i suoi più stretti familiari, amici e collaboratori. Anche la sua data di nascita esatta è ignota. Eppure, Anas Aremeyaw Anas (nella foto), ghanese di circa 40 anni, è il giornalista investigativo più conosciuto del continente africano. Lavora con media locali e internazionali. Spesso usa telecamere nascoste per mostrare le prove dei suoi reportage. Per celare la sua identità, invece, utilizza solitamente un cappello da cui scende una cascata di treccine che gli coprono interamente il volto. L’unica volta che ha accettato di mostrarsi in un’intervista con la Bbc, il suo viso è stato alterato elettronicamente per renderlo irriconoscibile. L’anonimato è la sua maggiore protezione. Attraverso i suoi documentari, Anas ha infatti svelato gli alti livelli di corruzione nel calcio, denunciato casi di stregoneria e schiavitù e mostrato il dietro le quinte del sistema giudiziario deviato in Ghana. Il suo lavoro si scontra sempre con i poteri forti delle società africane

L'assurda censura sul film di Allen L'assurda censura sul film di Allen
di Pierluigi Battista

Ora che finalmente Woody Allen (nella foto) si è deciso a far causa ad Amazon, colpevole di non aver messo in circolazione con motivazioni pretestuose il suo «A rainy day in New York», speriamo che un piccolo argine di libertà possa servire a contenere l’ondata neo-oscurantista dei moderni e modernamente arroganti sacerdoti della censura. Finora si erano alzate pochissime voci (con la lodevole eccezione dell’appello «per un cinema libero» promosso in Italia dal regista Giulio Laroni) per esprimere lo sconcerto del mondo del cinema e della cultura di fronte a un caso così palese di linciaggio ai danni di uno dei più grandi registi del mondo. Per la paura di incorrere nella riprovazione intimidatoria dei censori, Amazon ha deciso di cancellare un’opera d’arte in via precauzionale. Un’enormità. Come se nessuno pubblicasse un romanzo di Hemingway per antipatia verso le scrittore o se gallerie e musei si accordassero per non esporre più le opere di Botero (come è già accaduto con Egon Schiele a Londra). Per accodarsi a una campagna isterica che vuole Woody Allen responsabile di abominevoli molestie sessuali (peraltro inesistenti come è stato appurato in un verdetto della giustizia americana) si è distrutto un principio basilare della libertà d’espressione e della libertà culturale ed artistica

Passiamo online oltre tre mesi l'anno Passiamo online oltre tre mesi l'anno
di Gigio Rancilio

Nell'ultimo anno gli utenti di Internet sono cresciuti di 1 milione al giorno, facendo arrivare la cifra totale a 4 miliardi e 390 milioni di persone. In cinque anni sono cresciuti del 75%. Lo rivela l'ultimo Global Digital Report di We Are Social e Hootsuite, cioè una delle fotografie più dettagliate dell'universo web e social. C'è un altro numero che colpisce subito in questo rapporto. Ed è il tempo passato dalle persone online. Siamo arrivati a una media mondiale di oltre 6 ore e mezza al giorno, pari a quasi 99 giorni di tempo speso online ogni anno da ogni utente internet. Oltre tre mesi

Repubblica, Verdelli nuovo direttore Repubblica, Verdelli
nuovo direttore

Ansa

Carlo Verdelli (nella foto) prende il posto di Mario Calabresi alla guida di La Repubblica. "Dopo tre anni finisce la mia direzione di Repubblica. Lo hanno deciso gli editori. Ho l'orgoglio di lasciare un giornale che ha ritrovato un'identità e ha un'idea chiara del mondo. I lettori lo hanno capito, la discesa delle copie si è dimezzata: era al 14 ora è sotto il 7"

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