Copercom - Associazioni
Proposte Agesc per
cambiare la scuola

“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza per quanto riguarda l’istruzione parte dall’evidente divario esistente tra il nostro Paese e la media dei paesi Ocse circa la preparazione degli studenti, l’alto tasso di abbandono scolastico, la bassa percentuale di titoli di studio di livello terziario, l’elevata percentuale di Neet e di disoccupazione giovanile, ma si possono aggiungere la crescita dell’emigrazione dei giovani italiani più preparati, la scarsa mobilità sociale, l’alto tasso di analfabetismo ‘funzionale’. A questo riconosciuto fallimento il Pnrr risponde con proposte che non indicano un ‘cambio di passo’”. Così Giancarlo Frare, presidente dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), in un documento inviato al presidente e ai membri della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati.   “Come chiede l’Europa – osserva Frare – servono riforme sostanziali, non quelle indicate nel Piano che in realtà sono semplici e parziali modifiche di procedure che finora hanno contribuito solo a generare la situazione di difficoltà in cui si trova la scuola. In Italia esistono due riforme già approvate da più di vent’anni dal Parlamento ma mai attuate e finanziate: l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la parità fra scuole statali e non statali”. Ora “il Piano dovrebbe in primo luogo realizzare queste due sostanziali riforme che caratterizzano infatti la maggior parte dei sistemi scolastici europei e che sono pre-condizioni necessarie per una vera efficacia del sistema scolastico nazionale: la situazione di pandemia ha dimostrato l’inadeguatezza della gestione centralistica e statalista della scuola, mentre la qualità e l’efficienza del sistema di istruzione sono maggiori nei Paesi che promuovono il pluralismo scolastico e l’autonoma gestione delle scuole”. Perciò occorre prevedere “un consistente fondo per realizzare l’autonomia e i decreti necessari alla sua gestione; così per attuare gradualmente ma in modo pieno la parità scolastica sono necessari un adeguato finanziamento e un criterio distributivo che tenga conto del numero degli alunni e del costo dei diversi percorsi scolastici”.   Riguardo agli altri punti del Piano l’Agesc richiede che: • “il programma per l’edilizia scolastica faccia riferimento anche agli edifici di proprietà o utilizzati a qualunque titolo da scuole paritarie: il Bonus 110% deve essere esplicitamente esteso anche a tali soggetti e con riferimento a massimali che tengano conto delle dimensioni dell’immobile; • il Piano straordinario per la competitività e l’occupazione presentato da Forma sia inserito nel Pnrr. Esso prevede tre azioni mirate: per i giovani disoccupati senza titolo secondario superiore (258mila tra i 18 e i 24 anni) l’accesso in apprendistato formativo all’ultimo anno dei percorsi triennali di IeFP per il conseguimento della qualifica professionale o al quarto per il conseguimento del diploma professionale, per i giovani Neet (714mila) con diploma di istruzione secondaria l’accesso a percorsi di apprendistato formativo di terzo livello per il conseguimento di un diploma ITS; infine per gli adulti privi di titolo (847mila), fascia vulnerabile della popolazione; • la formazione in servizio per il personale della scuola sia a favore di tutto il personale del sistema educativo di istruzione e di formazione italiano, quindi anche delle scuole paritarie, e non sia centralizzata ma organizzata sul territorio da reti scolastiche; • il Piano per gli asili Nido ed il Potenziamento delle scuole per l’infanzia si riferisca esplicitamente ad iniziative volte a favorire anche la presenza del privato sociale (che ad oggi è parte integrante del sistema 0-6 anni), mentre il documento fa riferimento a testi normativi che riguardano esclusivamente edifici di proprietà di enti pubblici; • il miglioramento della Didattica digitale integrata e delle competenze Stem e multilinguismo per docenti e studenti comprendano anche docenti e studenti delle scuole paritarie; • con riferimento al punto Scuola 4.0 scuole innovative, cablaggio, nuove aule didattiche e laboratori si faccia esplicito riferimento anche alle scuole paritarie”.   Infine Agesc ritiene che “debba essere separato il percorso abilitante all’insegnamento da quello di assunzione nei ruoli dello Stato (ad es., ritenendo abilitante all’insegnamento nella scuola secondaria la laurea + 24 CFU in materie psico-pedagogiche)”.    


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 01-FEB-21
 

copercom - Copyright @2005 - Strumenti Software a cura di Seed