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Quotidiano SIR
Media e minori
01 Dec 2011 |
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Guardare a quello che in 150 anni si è costruito tra i banchi, ma ancor più capire quale strada nuova imboccare. Che la scuola sia ad un bivio non è solo una sensazione, ancor più in un momento difficile, perciò, i cattolici che lavorano nell'istruzione hanno una responsabilità maggiore. È stata il principale elemento di coesione culturale e linguistica del Paese, ha contribuito alla nascita dell'identità nazionale, ma il compito della scuola non è affatto concluso. L'occasione per tracciare nuovi orizzonti è la presentazione del volume "150 anni di scuola italiana per l'Unità", promossa da Aimc (Associazione italiana maestri cattolici) e Uciim (Associazione professionale cattolica insegnanti, dirigenti e formatori). Si parte così da quel che si è raggiunto, da un testo che racchiude i cambiamenti e le problematiche della scuola, spiega il presidente dell'Aimc Giuseppe Desideri, «oggi è ancor più importante parlarne», perché si rischia che l'economia sia l'unica questione in agenda, dimenticando
gli «argomenti fondamenti per il futuro del Paese». Un documento che racconta anche delle persone che si sono avvicendate in viale Trastevere, «lasciando un segno importante», continua il presidente dell'Uciim Giovanni Villarossa, ma anche «l'impegno di insegnati e dirigenti che hanno contribuito in maniera costante e pervicace alla Unità». Uomini e donne di buona volontà che in passato hanno creduto nel ruolo fondamentale della scuola, ma che a maggior ragione adesso «sono chiamate, come cattolici, ad associarsi creando qualcosa di positivo per le future generazioni», aggiunge don Maurizio Viviani, direttore dell'Unesu-Cei. La scuola è stata dentro il cambiamento, ha spesso anticipato l'evolversi dei tempi e anche ora c'è un'opportunità, dice Luisa Santolini (Udc), per mettere in campo «nuove idee», per evitare che dopo aver superato la crisi ci si ritrovi invece a perdere l'altra battaglia, «quella per il domani dei nostri giovani». Questo tempo è un «periodo favorevole», concorda Albertina Soliani (Pd), per mettere in campo le energie migliori e «l'ispirazione cristiana è un motore in più per stare in questo tempo». La scuola deve tornare a «sviluppare competenze al servizio della cittadinanza», secondo Alfonso Rubinacci di Tuttoscuola, e «il modello socratico» sia riferimento per gli insegnati aggiunge Italo Fiorin della Lumsa. Purché la «ripensi - precisa la storica Annalisa Milletti - nell'ottica del suo legame con la modernità». |













Guardare a quello che in 150 anni si è costruito tra i banchi, ma ancor più capire quale strada nuova imboccare. Che la scuola sia ad un bivio non è solo una sensazione, ancor più in un momento difficile, perciò, i cattolici che lavorano nell'istruzione hanno una responsabilità maggiore. È stata il principale elemento di coesione culturale e linguistica del Paese, ha contribuito alla nascita dell'identità nazionale, ma il compito della scuola non è affatto concluso. L'occasione per tracciare nuovi orizzonti è la presentazione del volume "150 anni di scuola italiana per l'Unità", promossa da Aimc (Associazione italiana maestri cattolici) e Uciim (Associazione professionale cattolica insegnanti, dirigenti e formatori). Si parte così da quel che si è raggiunto, da un testo che racchiude i cambiamenti e le problematiche della scuola, spiega il presidente dell'Aimc Giuseppe Desideri, «oggi è ancor più importante parlarne», perché si rischia che l'economia sia l'unica questione in agenda, dimenticando
gli «argomenti fondamenti per il futuro del Paese». Un documento che racconta anche delle persone che si sono avvicendate in viale Trastevere, «lasciando un segno importante», continua il presidente dell'Uciim Giovanni Villarossa, ma anche «l'impegno di insegnati e dirigenti che hanno contribuito in maniera costante e pervicace alla Unità». Uomini e donne di buona volontà che in passato hanno creduto nel ruolo fondamentale della scuola, ma che a maggior ragione adesso «sono chiamate, come cattolici, ad associarsi creando qualcosa di positivo per le future generazioni», aggiunge don Maurizio Viviani, direttore dell'Unesu-Cei. La scuola è stata dentro il cambiamento, ha spesso anticipato l'evolversi dei tempi e anche ora c'è un'opportunità, dice Luisa Santolini (Udc), per mettere in campo «nuove idee», per evitare che dopo aver superato la crisi ci si ritrovi invece a perdere l'altra battaglia, «quella per il domani dei nostri giovani». Questo tempo è un «periodo favorevole», concorda Albertina Soliani (Pd), per mettere in campo le energie migliori e «l'ispirazione cristiana è un motore in più per stare in questo tempo». La scuola deve tornare a «sviluppare competenze al servizio della cittadinanza», secondo Alfonso Rubinacci di Tuttoscuola, e «il modello socratico» sia riferimento per gli insegnati aggiunge Italo Fiorin della Lumsa. Purché la «ripensi - precisa la storica Annalisa Milletti - nell'ottica del suo legame con la modernità».










