12 minuti 12
Quotidiano SIR
08 Dec 2011 |
|
“Ciascun uomo è in contatto con Dio grazie alla coscienza”. E, anche se “siamo come dei corridori, sempre di corsa”, non “dobbiamo” mai perdere di vista la “latitudine Nazareth”, per essere prossimi “ai poveri e agli emarginati”. Lo ha detto ieri sera il teologo don Armando Matteo, intervenendo all’ultimo appuntamento del laboratorio online 2011 del Copercom su “Coscienza ed educazione. Corrono le immagini e le parole: chi si ferma è perduto?”. “Il comunicare è maschile. La comunicazione è femminile. E non è un caso che, accanto a don Matteo, in questo secondo modulo d’incontri, ci siano state soltanto donne. Nella comunicazione - ha sottolineato Paolo Bustaffa, vicepresidente del Coordinamento e responsabile della formazione - portano una capacità professionale di ascolto dell’altro”. Per la vaticanista Vania De Luca, presidente dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) del Lazio, “il ritmo e la velocità delle notizie rischiano di travolgerci”. Ci vuole “grande rispetto per qualsiasi tipo di notizia”, con “un linguaggio preciso e rispettoso”, evitando “parole che implichino un giudizio”. Insomma “ciascuno deve farsi una propria opinione”. I lettori e gli ascoltatori non vanno “orientati”. Il giornalista, ha osservato De Luca, “non deve essere solo una cinghia di trasmissione delle notizie”, ma deve vagliarle, “sintetizzarle e contestualizzarle”. Ma, per fare questo, “c’è bisogno di giornalisti professionisti e professionali, che non si dividano in fazioni”. Purtroppo “c’è, nel nostro Paese, una polarizzazione estrema che non fa bene all’opinione pubblica e alla democrazia”. Le testate “storiche, comprese quelle del servizio pubblico, devono” invece “recuperare autorevolezza”. Chi si ferma, allora, non è perduto. “Chi si ferma - ha concluso la vaticanista richiamando il tema della serata - non si lascia travolgere dal flusso” delle informazioni” e, “magari, sceglie testate neutrali o rifiuta quelle poco oneste e non corrette”. |










“Ciascun uomo è in contatto con Dio grazie alla coscienza”. E, anche se “siamo come dei corridori, sempre di corsa”, non “dobbiamo” mai perdere di vista la “latitudine Nazareth”, per essere prossimi “ai poveri e agli emarginati”. Lo ha detto ieri sera il teologo don Armando Matteo, intervenendo all’ultimo appuntamento del laboratorio online 2011 del Copercom su “Coscienza ed educazione. Corrono le immagini e le parole: chi si ferma è perduto?”.










