Volpi comunicatore: la centralità della parola

Riflessione di Angelo Nobile (Gslg) in vista della presentazione il 15 aprile a Bologna del libro a cui parteciperà anche il presidente Di Battista

La centralità e la dignità della parola, che definiva «regina della comunicazione», sono una costante del pensiero e dell’impegno di scrittura di Domenico Volpi. Una parola onesta, limpida, accessibile, non oscura né manipolatoria, rispettosa del suo interlocutore  e commisurata alle sue capacità di comprensione, attenta a maturare in lui spirito critico e autonomia di giudizio, nonché strumento per aiutare bambini e ragazzi nel loro processo di crescita umana e civile. Nei suoi densi e informatissimi editoriali, apparsi per anni ad ogni numero sulla rivista di letteratura giovanile «Pagine giovani», da lui cofondata nel 1977 e giunta quest’anno al suo 50° anno di vita, incessante la sua battaglia a favore non soltanto del libro, ma anche del primato della parola, che gli appariva soccombente di fronte all’aggressione dei media e di altri linguaggi della comunicazione. Eloquenti alcuni titoli: Chiedo la parola; I tradimenti della parola; Non ci mordiamo la lingua!; Nulla senza la parola; Le parole sono pietre; Lingua e linguaggi polifronti; Una debole costituzione di parole; Ti video conciato male

Centralità della parola, ma in un rapporto di interazione e non di competizione e di esclusione con i vari media, a cominciare dal fumetto di qualità, che, in veste di capo redattore de «Il Vittorioso», aveva contribuito a valorizzare e diffondere.

Difesa a oltranza anche della lingua italiana contro gli invadenti inglesismi, spesso non indispensabili per una rapida e fluida comunicazione. A tale scopo, frequenti le felici incursioni nella didattica, che non risparmiano certe prassi improntate superficialmente alla moda del momento.

La sua comunicazione, sia orale, sia scritta, in veste di scrittore per ragazzi, giornalista e critico,  era sempre commisurata al suo destinatario: chiara, lineare, rapida, essenziale, rifuggente da verbosità e ridondanza (donde il limitato uso di aggettivi e tanto più di superlativi e di frasi ad effetto). Il suo era un agile taglio giornalistico, immediato e diretto, fluido e di grande efficacia comunicativa, capace di attivare un rapporto empatico col suo interlocutore. Possiamo senz’altro inserirlo nel novero dei grandi comunicatori, rappresentando per tutti noi un modello e un esempio

Superati i novant’anni, poteva scrivere orgogliosamente, in una sorta di bilancio di un’esistenza degnamente vissuta, ricca di risultati e di soddisfazioni e sempre illuminata dalla Fede: «Ringrazio la Provvidenza che mi ha concesso di esprimere i miei pensieri liberamente, senza costrizioni o censure, non avendo nulla né da guadagnare né da perdere in termini di carriere o di poltrone. Ho lottato lietamente tutta la vita per una comunicazione che fosse chiara, dignitosa e rispettosa della personalità del lettore sia nella forma che nei contenuti; ho insistito sul valore insostituibile della parola anche nel mondo degli smartphone, ho coltivato la preziosità dell’umorismo, ed anche per suo mezzo ho fatto polemiche per raddrizzare alcune storture, ho steso varie recensioni non compiacenti. Poiché spero di continuare a farlo, prendetelo come un atto di sincerità e di rifiuto di opportunismo e servilismi» (D. Volpi, Passo la fiaccola, in «Pagine giovani», n. 1/2017).

Angelo Nobile, direttore scientifico della rivista «Pagine giovani» (Gslg: Gruppo di servizio per la letteratura giovanile)

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Il 15 aprile a Bologna (alle 14, Fiera del libro di Bologna, sala Bolero, blocco B) verrà presentato il libro Domenico Volpi. Uno scrittore poliedrico e uno studioso appassionato di Cosimo Rodia (Editore Solfanelli) con i contributi di Claudia Camicia, Daniele Giancane, Angelo Nobile. Alla presentazione parteciperà anche il presidente del Copercom, Stefano Di Battista.