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Come sarà il “cittadino digitale?” |
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“Il cittadino digitale sarà quello che noi decideremo che sia. Nel senso che molto dipenderà dalle responsabilità che sapranno assumersi sia le istituzioni sia i soggetti più coinvolti nel processo educativo, come gli insegnanti e in primis i genitori”. Lo ha dichiarato al Copercom Elisa Manna, responsabile del Settore politiche culturali del Censis, che mercoledì 23 maggio, alle ore 21.00, su www.copercom.it interverrà alla diretta web del laboratorio online “animatori cultura e comunicazione” del Coordinamento, sul tema “Media e minori: come sarà il cittadino digitale?”. “Viviamo in un’epoca che è dominata dal mercato. Certo non va demonizzato, ma è bene sapere che il mercato difficilmente riesce ad autoregolarsi. Lo abbiamo verificato in Italia e in altri Paesi. È assolutamente decisivo che sul tema media e minori – ha spiegato Manna – si prenda un’iniziativa ampia, di vasto respiro, che sappia integrare l’intervento, considerare tutti i media oggi a disposizione, dalla televisione ai videogiochi, da Internet ai cellulari e ai videofonini. Viviamo in un’epoca di convergenza. Non è possibile che ci si affidi esclusivamente a un Codice di autoregolamentazione, che peraltro riguarda solo la televisione e che ha comunque incontrato difficoltà nella sua concreta applicazione.
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Media e minori: le buone prassi |
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 “Utilizzare le eccellenze nelle scuole, nelle associazioni, nelle comunità e nelle parrocchie per formare gli educatori. Incoraggiarli a non aver paura. A essere curiosi. A approfondire le nuove tecnologie”. È quanto è emerso ieri sera dalla diretta web del laboratorio online “animatori cultura e comunicazione” del Copercom sul tema “Media e minori: come far emergere e valorizzare il positivo?”, per un approccio alle “buone prassi”. Massimo Angeloni, docente e presidente dell’ Uciim (Unione cattolica insegnanti medi) Lazio, ha parlato della sperimentazione della Lavagna interattiva multimediale (Lim) nelle scuole. “La nostra associazione – ha spiegato – si occupa innanzitutto della formazione dei docenti. Li aiutiamo a prendere confidenza con la Lim. È chiaro che devono avere un minimo di conoscenza dell’informatica”. Essere al passo, o quantomeno accorciare le distanze, col “linguaggio dei nativi digitali”. Così facendo possono organizzare meglio “il materiale per la lezione” (testi, suoni, immagini, video). “Cerchiamo”, inoltre, “di far interagire i ragazzi con loro sui contenuti”. La “scommessa” è trovare “un punto d’incontro tra le due generazioni”.
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Al via l'"alta scuola di formazione" Ucsi |
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Una scuola d’“alta formazione” per giovani giornalisti. È la proposta Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) per rispondere ai nuovi bisogni della professione. La seconda edizione della scuola, intitolata allo scomparso vaticanista “Giancarlo Zizola” e presieduta dal presidente nazionale Andrea Melodia, si terrà a Fiuggi dal 25 al 27 maggio. È riservata ai giovani giornalisti dei direttivi regionali dell’Unione e agli allievi delle scuole di giornalismo. “In un momento di crisi della professione – ha detto Melodia presentando l’iniziativa – l’Ucsi ripropone per il secondo anno consecutivo un momento di riflessione che coinvolge soprattutto i giovani. Una riflessione che punta sia alla questione della sempre più forte mancanza di credibilità dei giornalisti nei confronti dei lettori sia sul ruolo dei cattolici nei media. Etica e deontologia da una parte e dall’altra una panoramica sui problemi emergenti della comunicazione come le questioni urgenti del ruolo di un giornalismo di servizio pubblico e dell’offerta di qualità del mondo dell’informazione”. Il programma della scuola è suddiviso in quattro sezioni, coordinate dal presidente Melodia e dai giornalisti Paolo Scandaletti, Guido Mocellin e Franco Maresca. Tra i relatori il sottosegretario e portavoce Cei, monsignor Domenico Pompili; il sottosegretario all’Editoria, Paolo Peluffo; il direttore dell’Asca, Gianfranco Astori.
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C’è vita buona oltre lo share |
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di Antonio Preziosi - Silenzio e Parola XII
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Con il contributo di Antonio Preziosi, direttore del Giornale Radio Rai e della prima rete radiofonica nazionale Rai Radio Uno, si conclude la riflessione a più voci promossa dal Copercom su “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”, il messaggio di Benedetto XVI per la 46ͣGiornata mondiale delle comunicazioni sociali, prevista per il 20 maggio. Nel ringraziare tutti i dodici autori che hanno voluto partecipare alla nostra piccola impresa intellettuale, ci permettiamo di dare appuntamento a Roma, domenica prossima, per la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, alle ore 10,30. (ddf)
La Giornata delle Comunicazioni Sociali è da tempo uno dei momenti più utili di riflessione, dialogo e confronto per il mondo dell’informazione. Un confronto che, sia chiaro, non può essere unidirezionale o autoreferenziale, ma ha il dovere (oltre che l’utilità) di guardare ai soggetti che della comunicazione sono i più diretti interessati, ovvero i cittadini. In un momento di grave crisi globale, crisi che intacca anche il mondo dell’editoria e lo costringe a rivedere i suoi modelli di business, influenzati anche da un cambiamento dei costumi e della fruizione della notizia che non possiamo considerare disgiunti dal tema valoriale, soffermarsi sul significato dell’ascolto e del racconto è essenziale.
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“Uno di noi”, campagna europea del Mpv |
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Domenica prossima, 20 maggio, sarà il primo life day continentale. Nell’immensa aula Paolo VI, migliaia di cittadini dell’Unione Europea daranno per la prima volta il via, con una richiesta di vita, a quella forma di democrazia diretta introdotta nei patti costituzionali dell’Europa dal trattato di Lisbona e che comincia con la raccolta di almeno un milione di firme di cittadini europei di almeno sette Stati dell’Unione. «Ma il nostro obiettivo è di andare ben oltre questi numeri minimi», afferma Carlo Casini, parlamentare europeo e di fresca e unanime rielezione a Presidente del Movimento per la Vita italiano, promotore dell’“evento”. Lo scopo? Ottenere che il diritto comunitario riconosca la dignità umana fin dal concepimento. La richiesta, che a queste condizioni deve obbligatoriamente essere presa in considerazione dal Parlamento, si esprime in tre brevissime parole: «Uno di noi». Sì: l’essere umano è tale fin dal momento in cui i gameti dei genitori si fondono in un’unica cellula e questa condizione dev’essere giuridicamente riconosciuta dall’Europa.
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